24 ottobre 2016

The digital revolution: persone analogiche in una realtà virtuale


La Digitalizzazione è un processo produttivo che ha bisogno di competenze che vanno strutturate. Non è un lavoro da sottovalutare né tanto meno da assegnare all’amico o al cugino perché sanno usare Facebook. Servono competenze appunto: strategia, produzione del contenuto e utilizzo degli strumenti sono solo alcune di quelle che deve avere una nuova figura professionale digital. La produzione dei contenuti internet è per il 98% spazzatura. Ecco quindi l’esigenza di coniugare questo fenomeno in termini di professione cercando di essere buoni comunicatori e avendo una visione sul contesto generale.

Con la democratizzazione di Internet tutti possono creare contenuti online quindi per essere rilevanti bisogna fare in modo che essi risultino autorevoli e veritieri. Saper comunicare bene per me si traduce in prima istanza nel saper raccontare bene le storie, d’altronde siamo e restiamo persone analogiche e fisiche anche in mezzo a questa realtà sempre più virtuale e digitale, abbiamo bisogno che i nostri sensi vengano stimolati, dobbiamo emozionarci e per questo ci piace ascoltare le storie.

Chi le sa raccontare bene e ha una buona audience si chiama influencer. Anche se questo termine oggi è molto inflazionato direi che esprime benissimo il concetto di sapere influenzare le persone attraverso il proprio racconto personale. Essere un abile narratore di sé richiede passione e interessi precisi, cultura, conoscenza dei device e delle regole di internet, oltre che capacità comunicative. E’ una pratica di affermazione di sé, un processo di crescita che passa attraverso il confronto e  la scelta. Il tutto poi mostrato  attraverso immagini e sostenuto mediante parole che diventano pensieri, idee, e alla fin fine anche tendenze. Sicuramente il campo del fashion è quello dove maggiormente il fenomeno degli (anche se quasi sempre delle) influencer si è sviluppato.

23 settembre 2016

Zia Luisa

ph: Vaccari Chiara
Skirt Lafty lie SS 2016

Sono sicura che tutte noi in famiglia abbiamo, o abbiamo avuto, una “zia Luisa“. Gonna sempre al ginocchio, appena sotto e mai sopra, camicetta sempre ben abbottonata fino al collo, chiusa magari da una spilla o un fiocco, collana di perle, borsetta a mano da tenere rigorosamente al braccio, tacchi mai esagerati, capelli ben fissati dalla lacca e occhialoni dalle lenti grosse. A casa della zia Luisa le tapparelle erano sempre abbassate “per tenere il fresco“, sulla testiera del divano erano poggiati i centrini fatti a mano, e se non ti offriva un thé era una gazzosa o aranciata. Mai Coca Cola e mai un caffè shakerato. La zia Luisa di solito era zitella, o al massimo vedova, e mai particolarmente bella. Ma molto attenta alle buone maniere e al rispetto delle regole. Era perfetta nella sua immagine, seppure a volte dissonante rispetto al resto del mondo: mentre tutto corre, la zia Luisa resta immutabile nel suo stile senza tempo.

12 settembre 2016

10 minuti e ti cambiano tutte le prospettive



Esci un’ora in bici nella tua città, nelle strade di sempre, quelle che avevi imparato a memoria e che ogni giorno percorrevi. Vai a trovare un’amica per un caffè all’università della tua città e in 10 minuti ti cambiano tutte le prospettive. Consapevole, matura, libera, ecco ora lo sei. Ora sai che dovrai spiccare. Oggi inizia una nuova vita, è ora di imparare a vivere. Sorrisi, saluti, la accompagno su, è in ritardo la lezione è già iniziata. La saluto, vai, penso, sii grande e impara a stare a questo mondo. Oggi siamo donne. Sono all’università della mia città e mi sento forte, brillante, parte di questa nuova realtà e all’altezza di starci.

Penso, perché non riprendere la bici e andare in un luogo speciale. Cuffie, musica e via giù per via Farini. Studenti universitari sono fuori in pausa, saluto qualcuno perché lì ora c’è gente esattamente come me. Non sono più la ragazzina che attenta, piano, con gli occhi bassi passava da via Farini sentendosi piccola, diretta a scuola. Oggi ci potrei essere anche io tra loro, parte dello stesso mondo. Continuo la strada e arrivo nel luogo speciale. Quella piazzetta magica, con quei pochi alberi rimasti, il venticello che ne muove le foglie, è rimasta perfettamente uguale al giorno in cui l’ho lasciata.

Io no, sono cambiata.

1 settembre 2016

PARIS photo diary - 19 THINGS TO DO

1. Must parigini: Tour Eiffel, i Boulevards e il Louvre

2. Una scoperta: Fondation Louis Vuitton, per gli amanti dell'architettura e dell'arte contemporanea

3. Ginevra ninfea tra le ninfee di Monet all'Orangerie.
Splendida gonna rosa Lafty lie

4. Cafè des 2 moulins - Amélie per un giorno

5. Centre Pompidou

6. La Défense - una nuova Parigi fatta di grattacieli
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